La Storia

Un'avventura partita nel 1842

1842 Nasce il Civico Orto Botanico. La Municipalità triestina sceglie l’area del territorio di Chiadino, ancora oggi occupata dal Civico Orto Botanico, per sperimentare la possibilità d’attecchimento del pino nero austriaco sul Carso. L’esperimento viene affidato al farmacista botanico Bartolomeo Biasoletto (1793-1858) che in una sezione del sito trasferisce anche le specie più rare coltivate nel suo antico Orto Farmaceutico della civica campagna detta La Fontana (ora via del Coroneo), chiuso per mancanza di fondi.

Muzio de’ Tommasini (1794-1879)1861 Quello che allora veniva definito Giardino Botanico comincia ad am­pliarsi e a prendere forma grazie all’impianto e alla semina di un copioso numero di specie locali raccolte sulle Alpi Giulie, in Istria e in Dalmazia da Muzio de’ Tommasini (1794-1879) e dai suoi collaboratori. Già Podestà di Trieste, studioso botanico di respiro internazionale, amico ed estimatore di Biasoletto, Tommasini intende dar vita ad un vero e proprio istituto scientifico.

1871 Dopo la morte della botanica Elisa Braig (1803-1870), amica di Biasoletto e di Tommasini, la raccolta viene incrementata con le numerose specie locali, alcune molto rare, provenienti dal suo giardino di Villa Murat nel rione di S. Andrea.

1873 Con una delibera della Giunta municipale l’Orto Botanico viene aperto al “pubblico passeggio”.

1877 Viene dato alla stampa il primo catalogo per lo scambio di semi: «Delectus Seminum quae Hortus Botanicus Tergestini pro mutua communicatione offert», frutto della collaborazione fra Muzio de’ Tommasini e Raimondo Tominz (1822-1906), l’Ispettore delle pubbliche piantagioni che continuerà a prendersi cura dell’Orto per molti anni dopo la morte di Tommasini.

Carlo de’ Marchesetti (1850-1926)1903 L’Orto Botanico diventa pubblica Istituzione e viene annesso al Museo di Storia Naturale. Carlo de’ Marchesetti (1850-1926), direttore del Museo, allievo prediletto di Tommasini, assume diretta responsabilità anche dell’Orto. Sotto la direzione di Marchesetti il Civico Orto Botanico (è questo il nome che assume da quel momento) raggiunge la massima espansione ed assume l’impostazione planimetrica attuale. Viene inoltre arricchito di una sezione di piante palustri, una di piante alpine ed una di specie per usi economici, medicinali ed industriali.

1921 Dopo il pensionamento di Marchesetti, il Museo Civico di Storia Naturale e gli istituti annessi passano sotto la direzione dello zoologo Mario Stenta (1876 -1928), quindi sotto quella dell’entomologo Giuseppe Müller (1880-1967) direttore del Museo.

1929 L’Orto viene affidato al curatore aggiunto Carlo Lona (1885-1971), naturalista e studioso di entomologia e botanica che se ne occuperà fino al 1968. In questo lasso di tempo alle collezioni preesistenti vengono aggiunte una sezione di piante medicinali ed una sezione di piante dell’ambiente roccioso.

1948 La direzione dell’Orto passa allo zoologo ed entomologo Edoardo Gridelli (1895-1958) direttore del Museo Civico di Sto­ria Naturale.

1960 Renato Mezzena assume l’incarico di direttore del Museo Civico di Storia Naturale e dell’Orto Botanico. L’Orto in questo periodo viene arricchito da una collezione di felci.

veduta panoramica orto botanico1986 Il Civico Orto Botanico viene chiuso al pubblico per insufficienza di risorse e carenza di personale. Si interrompe così anche la pubblicazione dell’«Index Seminum».

1997 Sotto la guida di Sergio Dolce, direttore dei Civici Musei Scientifici, continuano i lavori di ristrutturazione iniziati nel 1991. Massimo Palma, curatore dell’Orto Botanico, riprende la pubblicazione dell’«Index Seminum».

2001 Una parte dell’Orto Botanico viene riaperta al pubblico, mentre proseguono i lavori di restauro, reimpianto e semina per ricostituirne il patrimonio botanico.

2012 Dal 1 febbraio il direttore del Servizio Musei Scientifici del Comune di Trieste e anche del Civico Orto Botanico è stato nominato Nicola Bressi (naturalista e biologo della conservazione).