La tintura e la pittura con pigmenti naturali sono arti antichissime che risalgono alle origini dell’umanità e traggono le loro materie prime dalle infinite varietà del mondo vegetale, animale e minerale. La pratica di produrre coloranti naturali è tanto nota quanto diffusa ed attuata da millenni a scopi artistici, rituali, ornamentali, cosmetici ed alimentari.

Le piante coloranti hanno avuto una immensa importanza nella storia economica e politica, negli scambi culturali, nelle arti e nello sviluppo delle scienze e delle tecniche. Alcuni vegetali, i più noti per le loro proprietà coloranti, sono stati coltivati e commerciati, divenendo agenti economici importanti ed influendo in maniera determinante sullo sviluppo d’intere regioni. Ne sono tra l’altro testimonianza i recenti studi di etnobotanica e le esperienze sul campo realizzati dall’Associazione Tintura Naturale “Maria Elda Salice” su alcuni ambienti del territorio nazionale.

I coloranti vegetali più solidi e maggiormente usati nel tempo nei diversi paesi del mondo sono stati quelli estratti da: Rubia tinctorum L. (robbia domestica), Reseda luteola L. (reseda biondella), Haematoxylum campechianum L. (campeggio), Caesalpinia brasiliensis L. (legno rosso del Brasile), Alnus glutinosa (L.) Gaertn. (ontano comune).

Nell’elaborazione dei coloranti vegetali, che va dall’estrazione fino all’impiego su un supporto (carta, tessuto, legno, argilla, cuoio), sono utilizzati procedimenti di lavorazione diversi a seconda si tratti di estrarli da fiori, bacche, radici, cortecce, foglie, e leganti specifici dipendenti dal materiale su cui va applicata la tinta. Quasi tutti i coloranti richiedono un trattamento del supporto che permetta loro di penetrare nella sua struttura molecolare e di aderirvi in modo stabile. Nei tessili il trattamento consiste nella bollitura in acqua tra 70°C e 90°C, con aggiunta di sali metallici e prende il nome di mordenzatura. L’estrazione dei pigmenti avviene nella maggior parte dei vegetali per macerazione e decozione in acqua. Il materiale mordenzato è immerso nel bagno di colore, contenente i principi coloranti precedentemente estratti, e quindi tinto con tempi e temperature idonei e specifici a seconda dei diversi pigmenti.

La tonalità e la brillantezza dei colori ottenuti dalle piante sono caratteristiche della singola specie, ma variano all’interno dello stesso colore per piante diverse. Ad esempio il tipo di rosso del legno del Brasile, non è mai uguale a quello ottenuto dalla radice di robbia, o a quello prodotto da un lichene come Roccella tinctoria auct. non DC. I pigmenti sono presenti nei tessuti vegetali all’interno di plastidi e vacuoli sotto forma associata di sostanze di natura chimica diversa come flavonoidi, carotenoidi, antociani, ed indigoidi.

In base alle colorazioni da esse ottenibili, le piante coloranti più note e diffuse possono essere così elencate:

  • ROSSI – Rubia tinctorumL. (robbia domestica), Caesalpinia brasiliensisL. (legno rosso del Brasile), Roccella tinctoria auct. non DC. (oricello), Bixa orellanaL. (annatto), Dracena dracoL. (sangue di Drago), Carthamus tinctoriusL. (zafferanone coltivato);
  • GIALLI – Reseda luteola L. (reseda biondella), Genista tinctoria L. (ginestra minore), Anthemis tinctoria L. (camomilla per tintori), Crocus sativus L. (zafferano vero), Curcuma longa L. (curcuma), Berberis vulgaris L. (crespino comune);
  • BLU – Indigofera tinctoriaL. (indaco), Isatis tinctoriaL. (guado), Polygonum tinctoriumAit. (poligono tintorio);
  • VIOLA – Haematoxylum campechianum L. (campeggio), Vaccinium myrtillus L. (mirtillo nero), Papaver rhoeas L. (papavero comune);
  • MARRONE – Lawsonia inermisL. (henné), Juglans regiaL. (noce comune), Acacia cathecu(L.f.) Willd. (catecù), Alnus glutinosa(L.) Gaertn. (ontano comune), Salix purpureaL. (salice rosso);
  • VERDI – Calicotome villosa (Poiret) Link. (sparzio villoso), Cytisus scoparius (L.) Link. (ginestra dei carbonai), Lavandula stoechas L. (lavanda selvatica), Iris pseudacorus L. (giaggiolo acquatico).

Fino a poco più di un secolo fa i colori erano esclusivamente di origine naturale, poi con la messa a punto dei colori di sintesi, il cui uso si diffuse rapidamente nei paesi in via di industrializzazione, la pratica della tintura naturale è stata sempre più limitata ad ambiti particolari (artigianato artistico, e tessile, coloranti alimentari). Negli ultimi decenni la maggior attenzione per gli aspetti qualitativi della vita (alimentazione biologica, bioarchitettura) ha stimolato un forte interesse per i coloranti naturali, si sono così sviluppati importanti progetti colturali e produttivi di alcune specie tintorie tradizionali come la robbia, il guado e la reseda biondella. In questa prospettiva gli orti botanici si potranno proporre come nuovi interessanti luoghi di sperimentazione e di recupero della cultura tradizionale e storica della tintura naturale, integrata dalle più recenti conoscenze biologiche.

Il colore è da sempre un’arte della memoria, che differisce da una società all’altra e si trasforma nel tempo. Il colore è l’organigramma della vita sociale, ed è ciò che serve a classificare ad associare, a opporre, a designare, ma è anche ciò che serve a sognare.

|||| Anthemis tinctoria L. – Camomilla per tintori

Il fiore giallo della camomilla per tintori, ricco di pigmenti appartenenti al gruppo dei flavonoidi, preannuncia la colorazione giallo dorata che se ne ottiene. Questa tinta è particolarmente brillante e molto solida, come la si può ammirare largamente impiegata sugli antichi tappeti anatolici. Apprezzata e diffusamente coltivata anche in America del Nord e Gran Bretagna, questa pianta è stata poco utilizzata per la tintura dei tessili nel resto d’Europa, probabilmente per la presenza d’altri vegetali da cui ricavare gialli di pregio, quali Reseda luteola L. e Serratula tinctoria L.

|||| Genista tinctoria L. – Ginestra minore

I rami giovani ed i fiori di Genista tinctoria L., pianta diffusa in tutta Europa nei boschi di querce, castagno e pino, forniscono una vivace e solida colorazione giallo pulcino ai tessuti, dovuta alla presenza di pigmenti del gruppo dei flavonoidi. La ginestra minore è stata largamente impiegata, soprattutto in Francia, nella colorazione di lana, seta e cotone sin dal Medioevo. La pianta viene usata anche per tingere in verde, grazie a bagni di rimonta con Isatis tinctoria L. (guado) su piede di ginestra. Ne sono testimonianza il suo nome volgare inglese “dyer’s greenweed” (erba-verde dei tintori), come pure i luminosi e solidi verdi dell’arazzo di Bayeux, uno fra i tessili medievali meglio conservati d’Europa.

||||  Isatis tinctoria L. – Guado, glasto comune

Reperti di tessuti di lino e canapa colorati di blu e risalenti al Neolitico documentano l’antico uso del guado dal Mar Nero all’Europa, all’India, all’Africa del Nord. Plinio riporta che gli antichi Britanni, con l’intenzione di incutere terrore ai nemici, usavano questa pianta per dipingere i loro corpi. Conosciuta ed apprezzata come pianta medicinale (astringente) e tintoria già nell’antica Roma, Isatis tinctoria L. ebbe la sua massima diffusione nel Medioevo. Fu coltivata nel tempo in molte regioni italiane, successivamente abbandonata con l’importazione dell’indaco indiano (Indigofera tinctoria L.), di maggior resa tintoria. La sua coltivazione è stata oggi ripresa e valorizzata sia in Francia che in Italia con ottimi risultati.
Le foglie vengono utilizzate per l’estrazione dell’indaco, termine che probabilmente deriva da indicum e si riferisce al paese d’origine, l’India. Attraverso processi di macerazione e fermentazione in acqua, si ottiene una colorazione gialla verdastra; la soluzione, agitata ed ossidata, fa precipitare i fiocchi d’indaco (indigotina) di colore blu.
La colorazione, molto solida ed insolubile in acqua, ha un vasto campo d’applicazione principalmente in campo tessile per lana, seta, cotone, lino e yuta, ma anche per vernici, colori per uso pittorico, cosmetica.

|||| Rubia tinctorum L. – Robbia domestica

Questa specie asiatica fu coltivata sin dai tempi antichi per essere utilizzata nella concia delle pelli e per colorare i tessuti. L’etimologia del nome dal latino ruber ricorda il caldo colore rosso che se ne ottiene. In Gallia era uso mescolare la robbia domestica con il guado (Isatis tinctoria L.) con il risultato di ottenere un originale colore violetto. In Turchia veniva utilizzata per la tintura dei tipici fez ed il colore prese il nome di Rosso Turco. In Francia nel XIX secolo tinse i pantaloni rossi delle uniformi dei soldati. Il largo uso di questa pianta fece sì che se ne selezionarono numerose varietà ma la migliore restò quella italiana. La fortuna della robbia si interruppe nel 1868 quando due ricercatori tedeschi Groebe e Liebermann scoprirono la sintesi chimica del pigmento.
La radice della pianta, ricca di alizarina, serve ancora oggi per usi locali d’artigianato asiatico ed africano e per la produzione di lacche e coloranti vegetali.

|||| Serratula tinctoria L. ssp. tinctoria – Cerretta comune

La cerretta comune, pianta polimorfa con lamina fogliare di tipo diverso, è molto diffusa allo stato selvatico in ambienti boscosi di prati e paludi, in numerosi paesi dei diversi continenti, fra cui l’Italia centro-settentrionale. Nel territorio triestino è presente solo la ssp. tinctoria.
Spesso Serratula tinctoria L. è coltivata proprio a scopo tintorio poiché tutta la pianta, raccolta prima della fioritura, offre un pregiato colorante giallo solido, grazie alla presenza nel vegetale di pigmenti appartenenti al gruppo dei flavonoidi. L’utilizzo è prevalentemente tessile con preferenza per filati di lana, lino e cotone.